Giuseppe De Nittis

Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 1884), pittore di grande talento, affermatosi con successo nel milieu degli artisti alla moda, dalla natia Barletta giunge e diviene protagonista della modernità nelle capitali europee del suo tempo: Londra e Parigi.

De Nittis è soprannominato da alcuni “l’impressionista italiano” poiché gravitante intorno al gruppo degli Impressionisti, e vicino soprattutto a Edgar Degas, Gustave Caillebotte ed Edouard Manet, fino alla sua scomparsa dalla scena artistica parigina a causa della prematura morte, sopraggiunta a soli 38 anni.

Nell’estate 1863 frequenta Portici e la Scuola di Resina. È di questi anni l’incontro con Adriano Cecioni, lo stesso De Nittis appunta nel suo diario: «Ogni mattina prima dell’alba uscivo di casa e correvo a cercare i miei amici pittori […] Che bei tempi! Con tanta libertà, tanta aria libera, tante corse senza fine! E il mare, il gran cielo e i vasti orizzonti! […] A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conoscevo bene, e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura»

Nel 1867, all’età di 21 anni, si stabilisce a Parigi, con la giovane moglie francese, Léontine, in un appartamento a Montmartre nella stessa via dove abiterà anche Vincent Van Gogh, ma rientra in Italia allo scoppio della guerra franco-prussiana.

Il 1872 è un anno memorabile per il giovane De Nittis che vive a Napoli in una casa «con un giardino pieno di aranci, limoni, cactus, nespoli del Giappone, tutto fiorito di violaciocche, di mirti e di rose canine. E tutt’intorno un silenzio dolcissimo». La giovane Léontine è in attesa del figlio Jacques, tenuto a battesimo dal caro amico e pittore Gustave Caillebotte.

La bellezza del Vesuvio e di Pompei era stata scoperta dai pittori del Grand Tour ma il 23 aprile 1872 il vulcano inizia ad eruttare e De Nittis lo immortala su tela in una sequenza quasi cinematografica.

Nel 1874, ormai stabilitosi stabilmente a Parigi, accetta l’invito dell’amico Degas ad esporre alla prima mostra degli impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar.

De Nittis alterna la frenetica vita parigina ai soggiorni in campagna dove scopre l’incanto dei paesaggi «nessuno dei paesi che io ho conosciuto aveva la dolcezza di questa bella terra di Francia», rimanendo sempre fedele all’amata pittura en plein air; le sue vedute ne fanno l’interprete per eccellenza, insieme agli impressionisti, della vita moderna parigina.

Dal 1874 De Nittis trova grande successo e slancio professionale anche a Londra, dove gode del mecenatismo del banchiere Kaye Knowels.

Westminster è il grande capolavoro londinese, apprezzatissimo all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 dove vince la medaglia d’oro e gli viene conferita la prestigiosissima Légion d’Honneur. Come scrive Emile Bergerat, «emerge leggero come un castello di vapori i cui fini profili sembrano ritagliati dai capricci del vento». Accenno a questo straordinario dipinto si trova anche in una lettera di Vincent Van Gogh al fratello Theo.

L’esperienza inglese e il confronto con gli impressionisti segna una svolta in De Nittis che, sempre più influenzato dai procedimenti fotografici, si fa interprete della città in continua trasformazione.

Protagonista è la nuova Parigi che sta sorgendo, con i suoi ponteggi, la folla frenetica e le insegne pubblicitarie.

Nel 1876 fa scalpore al Salon il dipinto Place de Pyramides, che diviene simbolo della città in evoluzione. Consacrato all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 come vera e propria stella dei Salon, De Nittis presenta in quella occasione vari dipinti tra cui spicca il Ritorno dalle corse, una magnifica istantanea dal modernissimo taglio fotografico e un’irruenza che ricorda quella di un’affiche pubblicitaria, divenendo l’emblema di un’epoca.

Il 21 agosto 1884 il giovane Giuseppe De Nittis, a soli 38 anni, si spegne improvvisamente per un ictus.

Sulla sua lapide Alexandre Dumas figlio fa incidere «Qui giace Joséph de Nittis / 1846-1884/ Morto a trentotto anni nella piena giovinezza, in piena gloria come gli eroi e i semidei».

Nel 1886 Vittorio Pica ne rivendica la gloriosa autonomia dalla troppo riduttiva etichetta impressionista.

Léontine, per suo volere testamentario, dona le molte opere di sua proprietà alla città natale di De Nittis, Barletta.

Mostra De Nittis

Per la prima volta Palazzo Reale celebra il talento di Giuseppe De Nittis in una monografica a cura di Fernando Mazzocca e Paola ZattiDE NITTIS. Pittore della vita moderna è una mostra Palazzo Reale/Comune di Milano e CMS.Cultura e presenta circa 90 dipinti, tra oli e pastelli, provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, tra cui il Musée d’Orsay e il Petit Palais di Parigi, i Musée des Beaux-Arts di Reims e di Dunquerke, gli Uffizi di Firenze – solo per citarne alcuni – oltre allo straordinario nucleo di opere conservate alla GAM di Milano e una selezione dalla Pinacoteca di Barletta, intitolata al Pittore, che ne conserva un eccezionale numero a seguito del lascito testamentario della vedova Léontine De Nittis. La mostra infine vede la speciale partecipazione di METS Percorsi d’Arte, che ha contribuito al progetto espositivo con l’apporto di un importante nucleo di opere provenienti da collezioni private, tra le quali, solo per citarne alcune, il Kimono color arancio, Piccadilly e la celeberrima Westminster. Quest’ultima costituisce un trait d’union con la mostra “Boldini, De Nittis et les Italiens de Paris”, allestita da METS al Castello di Novara, dove l’opera è stata esposta prima di giungere a Palazzo Reale. La relazione fra le due mostre permette la visita con reciproca riduzione sul biglietto di ingresso.

La consacrazione di Giuseppe de Nittis come uno dei grandi protagonisti della pittura dell’Ottocento europeo è avvenuta grazie alla fortuna espositiva di cui ha goduto a partire dalla magnifica retrospettiva dedicatagli nel 1914 dalla XI Biennale di Venezia.

Altre tappe fondamentali italiane e straniere sono state la mostra Giuseppe De Nittis. La modernité élégante allestita a Parigi al Petit Palais nel 2010-11, seguita nel 2013 dalla imponente rassegna a lui dedicata da Palazzo Zabarella a Padova e, infine, dalla prima mostra a lui dedicata dagli Stati Uniti, An italian impressionist in Paris: Giuseppe De Nittis, ospitata alla Phillips Collection di Washington nel 2022. Due appuntamenti, quello parigino e quello statunitense, determinanti nell’attestare De Nittis quale protagonista della pittura europea tardo ottocentesca.

In DE NITTIS. Pittore della vita moderna si intende esaltare la statura internazionale di un pittore che è stato, insieme a Boldini, il più grande degli italiani a Parigi, dove è riuscito a reggere il confronto con Manet, Degas e gli impressionisti, con cui ha saputo condividere, pur nella diversità del linguaggio pittorico, l’aspirazione a rivoluzionare l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi per raggiungere quell’autonomia dell’arte che è stata la massima aspirazione della modernità.

I francesi e De Nittis, che si è sempre sentito profondamente parigino di adozione, hanno affrontato gli stessi temi, come il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna che De Nittis ha saputo catturare lungo le strade delle due metropoli da lui frequentate, in quegli anni grandi capitali europee dell’arte: Parigi e Londra. Ha saputo rappresentare con le due metropoli, in una straordinaria pittura en plein air, i luoghi privilegiati della mitologia della modernità, che saranno collocati al centro di un percorso espositivo che si sviluppa lungo un arco temporale di vent’anni, dal 1864 al 1884, ricostruendo un’avventura pittorica assolutamente straordinaria, conclusasi prematuramente con la sua scomparsa a soli 38 anni di età.

I risultati da lui raggiunti si devono a un’innata genialità, alla capacità di sapersi confrontare con i maggiori artisti del suo tempo, alla sua curiosità intellettuale, alla sua disponibilità verso altri linguaggi. È inoltre tra gli artisti dell’epoca che meglio si è saputo misurare con la pittura giapponese allora diventata di moda.